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SH 13
INFERNO - s/t CD
(really awesome!! a perfect mix between grind and r'n'r.... all with a
touch of metal......and with synth; something near to locust, cream abdul
babar, dillinger escape plan..... check out some mp3 on www.infernogrindnroll.com)
price: 8.00€
first press: 1000
(co-production with Donnabavosa rec, Bar La Muerte, Escape From Today)
year: 2004
status: AVAIABLE
tracklist:
reviews: la "Roma Hardcore" ha concepito un'altra entità che farà parlare molto
di sé. Un'entità così matura alla quale forse gli angusti spazi italici
già vanno stretti. Gli artefici di Inferno non sono dei novellini, in
quanto provengono direttamente da alcune delle formazioni più in vista
del panorama "alternativo" locale (Purification, Phisique Du Role, Faithleap),
e qui hanno fatto fruttare tutta l'esperienza accumulata negli anni, nonché
la propria innata bravura: il risultato è un piccolo capolavoro. La concezione
post-hardcore degli Inferno comprende tanto l'esempio di Mike Patton (Fantomas,
Mr. Bungle) e degli imprescindibili Refused quanto le tendenze più moderne
(ed estreme) del genere - la sottile linea rossa che lega i Dillinger
Escape Plan ai Converge transitando per i Locust - ma non si ferma a ciò:
questi cinque ragazzi hanno personalità da vendere, sono spinti da una
genuina voglia di sperimentare e di stupire, e sono riusciti a plasmare
un sound originale mescolando con abilità una quantità ragguardevole di
elementi e di atmosfere anche molto distanti tra loro. Eccezionale la
sezione ritmica, in cui emerge l'estroso lavoro dietro le pelli di una
nostra vecchia conoscenza (…), ma sono soprattutto i frequentissimi inserti
elettronici di Reeks a dare specificità alla proposta. Gli ottimi input
sintetici ricordano moltissimo lo stile dei These Arms Are Snakes, ma
le suggestioni e le influenze sono talmente numerose e ben ridisposte
che si fatica ad elencarle in maniera esaustiva ed ordinata. La follia
organizzata degli Inferno è qualcosa di davvero unico: si passa come se
nulla fosse da intermezzi melodici definibili "emo" a deviazioni free
jazz con intrusione di fiati fuori di testa, da incontenibili scatti grindcore
ad amene pause ambient, e questi sono solo un paio di esempi fra i tanti
possibili per provare ad abbozzare una descrizione (comunque inevitabilmente
parziale) della splendida schizofrenia di questa band. Gli Inferno sono
almeno una spanna, o due, sopra alla media dei colleghi italiani: una
lezione di tecnica, emozioni, profonda cultura musicale e IDEE che non
ha pari nella misera scena nazionale. E con una registrazione/produzione
di quelle che si possono permettere gli americani, già da adesso non sarebbe
precluso loro qualsiasi traguardo a livello mondiale (munnezza.it) Quattro
etichette in collaborazione per questo digipack limitato a 1000 copie
con l'esordio degli Inferno, quintetto romano dedito ad uno sci-fi rock'n'roll
(sic) che ibrida furia HC e trovate sghembe. Il paragone più immediato
è quello con gli statunitensi The Locust, ma anche altri nomi più o meno
celebri fanno capolino, dai Boredoms ai Ruins. Come per la piaga americana,
anche qui si assiste ad un parto malato di grindcore ed elettronica, campionamenti
e chitarre. La parte post-HC è più vicina all'attitudine strutturata degli
svedesi Refused che alle convulse performance giapponesi nel genere, ma
suggerimenti vengono anche da altre muse, come in "Lowest common detonator",
con un sax reminiscente dei grandissimi Naked City e una seconda voce
in growl mutuata dal metal più ruspante (Undertakers). Apertura mentale,
ironia, voglia di sperimentare, capacità. Tutte carte vincenti. La proposta
è ben congegnata e messa in pratica, la produzione di livello, le tracce
interessanti e cariche. La fusione in particolare tra l'ottima elettronica
e la strumentazione rock classica è perfetta, ed il disco non stanca neanche
dopo ascolti ripetuti, come invece capita per certe frustate grind. Anzi,
cresce strada facendo, scoprendo man mano le sue carte. Il topolino col
teschio in copertina, i titoli deliranti, i testi cartooneschi, i campioni
variegati, le schegge blues, ambient, folk, lo-fi, la bellissima "In heaven"
… Ne avete bisogno, dovete avere questo disco. Credetemi (rockit.it) Inizia
la nostra collaborazione con l'etichetta bolognese Donnabavosa Records
che ci da la possibilità di recensire il debut album degli Inferno; inizialmente
uscito come demo, questo lavoro viene adesso ristampato da Donnabavosa
Records in collaborazione con Barlamuerte, Shove Records ed Escape From
Today, e realizzato in mille copie contenute in un digipack, in parte
realizzato a mano. Già ascoltati sulla compilation "Questa E' Roma, Mica
…", i romani Inferno ben si destreggiano nel proporre un grind core contaminato
dall'elettronica … ritmiche hard core-grind, sostenute da un ottimo lavoro
di basso e batteria, incontrano riff ossessivi, a tratti noise, realizzati
da Vfisik, mentre le vocals, molto efficaci sono urlate da Giovane in
puro stile hard core grind. L'elettronica gioca un ruolo importante nell'efficacia
di questo lavoro, rendendolo molto personale: ai synth troviamo Reeks,
personaggio che i più attenti ricorderanno per le manovrazioni elettroniche
apportate a "Vision Dirtortion Perversion" degli Undertakers, trasformato
successivamente in "REvision Dsortion Xversion". Gli Inferno dimostrano
di essere un'interessante realtà all'interno di una ormai affollatissima
scena musicale … (wildzine.it) Ascoltando il lavoro dei romani Inferno
mi sono venute in mente le parole di un'amica, la quale mi disse di vedere
l'unica via di fuga dalla monotonia stilistica che affligge la musica
contemporanea nella contaminazione. Pur non essendo, da schifoso ignorante
purista, pienamente d'accordo con quest'opinione, demo ammettere che lo
Sci-Fi Grind'n'Roll (?!?) del quintetto nostrano le ha dato la dovuta
ragione. Non sono pochi ormai i fanatici dell' avanguardismo applicato
a generi che si sono sempre mantenuti duri e puri come il grind o l'hardcore,
e penso che questi possano trovare nel lavoro degli Inferno il pane di
cui i loro denti necessitano. I nostri sono infatti autori di un sound
catchy, unico ed inimitabile, una violenta e psicolabile visione futurista
di quanto i due succitati generi abbiano sin qui offerto. Qui la commistione
di generi tutto sommato non così distanti, si fa irrimediabilmente contaminare
da un'elettronica schizofrenica mai portata all'eccesso, ben calibrata
rispetto al mood del brano, concepita in base a un criterio tanto elementare
quanto prioritario quale il gusto che, se buono e personale come in questo
caso, può non di rado portare a risultati davero stupefacenti come a questa
mezzora di follia. Le band chiamate in causa in qualità di fonte d'ispirazione
degli Inferno, citate all'interno della breve bio, sono The Locust, The
Dilliger Escape Plan e Fantomas: citazioni azzeccatissime, ma che spero
possano non depistare voi lettori nel comprendere l'entità artistica della
quale vi sto parlando. In mezzo a tutta quest'orgia di tempi dispari,
tecnicismi assortiti e impatto HC non fatica ad emergere una ricercata
melodia a supporto di un prodotto davvero fresco e orginale, a partire
dalla musica per finire con il concept, il quale fa di questo cd, a detta
dei suoi stessi autori, la colonna sonora perfetta per incredibili invasioni
di fantasmi, parassiti, alieni e robot. La fantascienza pare infatti rappresentare
il background culturale della proposta degli Inferno (penso sia suffciente,
per rendere l'idea, menzionare un titolo quale "Me Vs The Incredible Hulk"),
sottolineato dall'uso davvero fuori dal comune dell'elettronica e di frequenti,
disturbati intermezzi. Il brano più rappresentativo del lotto risulta
indubbiamente essere l'ultimo "Lowest Common Detonator", del quale sono
partecipi Enrico Giannone degli Undertakers, in qualità naturalmente di
growler, e il Maestro M. Alulli, autore di linee di sax bellissime, tecniche
e deviate, al limite della fusion. Unici nei del lavoro di questi cinque
pazzi scatenati sono forse l'artwork un po' scarno (almeno quello del
promo a me pervenuto) e la produzione, la quale, se fosse stata meglio
curata avrebbe fatto di questo gioiello il disco perfetto. Ma poco conta
se rapportata alla grande personalità che emerge da questa proposta: il
mio consiglio è ovviamente quello di svilupparla nel migliore dei modi.
Complimenti agli Inferno per il bellissimo lavoro svolto, e per la divertentissima
outro che richiama le note di "That's Amore". Pazzi e geniali fino in
fondo! (haternal.com) Il simpatico teschio di topo(lino) e l'iniziale
intro sincopatico ed elettronico, sono solo il preludio al voricoso stato
satanico nel quale si viene inghiottiti non appena "Me Vs The Incredible
Hulk" comincia a pestare in testa staccando arto dopo arto le parti del
corpo, malmenando particelle, divorando gli organi vitali, una sensazione
di efficace e devastante. Un suono pieno e difficilmente scalfibile con
nessun millimmetro di spazio lasciato libero per una melodia lungi dall'essere
almeno pensata dalla band. I riff non stop prodotti dagli Inferno sembrano
perfetti per film dell'orrore dove la tensione rimane costante e la paura
è quantomai vigile, un incubo perenne che affascina, che fa paura, ma
nel quale si è costretti a rimanere, senza difesa, senza alcuna possibilità
di replica, quasi una bocca munita di denti aguzzi che piano piano inghiottisce
l'intera anima. Rock'n'roll brutale unito all'hardcore di nuova scuola
investito da noise, attacchi elettronici e voce tra HC e grind che completano
il muro infernale eretto dalla band. Davvero interessante la miscela sonica
prodotta, apprezzabile anche la tecnica e le scelte dei suoni sempre ben
curati, le intrusioni elettroniche poste nei momenti giusti, e le pause
(tracce non titolate), che permettono all'ascoltatore di tirare il fiato
prima di ricomincare a correre in preda a panico da inseguimento. L'ipotetica
ricerca di materiale dalla radio trova maggiore ispirazione nella decima
traccia, ma poi la mano impazzisce e vuole ricominciare a sentire tremolii
ed ecco "(Kinky Party With) The Monster", uno degli episodi migliori assieme
alla già citata "Me Vs The Incredible Hulk" e "Triumvirate Of Lavonia".
Menzione particolare per "Disneytomb" con bell'utilizzo dell'elettronica
e per "Lowest Common Detonator", con fiati in primo piano a dare tanta
originalità al brano. Si chiude con uno stacchetto tranquillissimo quasi
come se il l'incubo svanisse per lasciar spazio ad un sogno che cerca
di tener lontana la precedente angoscia. Bravi e paurosamente efficaci
(sonicbands.it) Nel 1959 Ornette Coleman compose "The Shape of Jazz To
Come", i Refused ripresero poi il titolo per strabiliarci con quel maestoso
disco che è "The Shape of Punk To Come". Questo piccolo ma doveroso salto
nel passato serve per spiegare che il lavoro dei capitolini "Inferno"
potrà benissimo venire inteso come una sorta di "The Shape of Grind To
Come" visto che tale genere nell'ultimo periodo si è contraddistinto per
una dinamicità altissima, contaminazioni e voglia di tracciare nuovi sentieri.
Tanto per cominciare diciamo che gli Inferno riempono il proprio sound
con tappeti di synth del buon Reeks, (che già si era fatto notare con
i suoi assalti sintetici nell'ultimo lavoro degli Undertakers "Revision
Dstortion Xversion") un funambolo frenetico che si è sparato infiniti
clisteri di Warp Records. Quelli degli Inferno sono brani stravolti da
singulti, riff mutanti e una voce che riprende fedelmente le lezioni svedesi;
in pratica delle microfratture: li ascolti, riesci a muoverti ma ti fa
comunque male. La loro è una calma apparente che si sgretola sempre nelle
solite catostrofi nucleari, il tutto celato da una sorta di malinconia
tragicomica (vedi "Pacifico's", "Disneytomb" o i vari intro ed outro dove
Reeks sfoga i propri sbalzi di umore) o dalla cieca distruzione in una
delle tracce più interessanti del disco ossia "Lowest Common Detonator"
dove alle voci si scambiano Giovane ed Enrico Giannone ("Undertakers",
"Ciaff") e le sciabolate dei sax mi riportano alla mente i deliri di "Torture
Garden" di una band che si chiama (e scusate se è poco) "Naked City".
Nascono forse dei nuovi eroi del grind, ligi alla tradizione del rock'n'roll,
ma sopratutto molto più umani e scorrevoli di molti gruppi in circolazione
(babylonmagazine.net) C'è uno strano dischetto ottico che da giorni ormai
sta girando ininterrottamente nel mio lettore. Non riesco quasi a capacitarmi
di che cosa sia precisamente. Grazie a dio ci pensano gli Inferno stessi
a risparmiarmi assurde definizioni per tentare di descrivere che diavolo
possa scaturire dai "solchi" di questo cd: Sci-fi grind' n' roll! ….Perfetto!
Non so veramente che cosa possa frullare in testa a questi quattro folli
visionari. Non so in che specie di grottesco universo sonoro vivano. Ma
se volete farvi un idea di come l'hard core odierno possa essere portato
ancora "oltre", questo è l'album che fa per voi. Potrei tentare di descriverli
come una specie di incrocio tra Converge e Fanthomas ma non renderei ancora
l'idea. Brani schizzatissimi, dove l'approccio strumentale proprio di
una band hardcore-grind, si incrocia con un attitudine melodica rock'n'roll!
Ne nascono dei brani che ti si ficcano subito in testa come un proiettile.
Otto trip di melodie da urlo e violenza incontrollata, pericolosamente
mescolati a una dose massiccia di elettronica che manda letteralmente
in acido ogni brano! Campionamenti assurdi che farebbero schizzare Mike
Patton in persona, iniettati in strutture Postcore ancora più deviate.
"The sorrow of young Miraboshi" è roba da psicanalisi. "Triumvirate of
Lavonia" si risolve in un coro da hit che non vi uscirà dalla testa molto
facilmente. D'altra parte i titoli stessi ci chiariscono subito a quale
assurda sorta di circo sonoro ci troviamo di fronte, così come i testi
(che nel libretto, sono pure riportati all'incontrario, garantendo un
ovvio mal di testa a chi tenti di leggerli!) . Se c'è qualcosa che non
va, è forse solo l'eccessiva presenza di intermezzi strumentali tra le
canzoni. Scelta che per quanto possa essere a tratti affascinante (come
nel caso di parentesi sonore quasi da visione felliniana, come "in heaven"),
toglie tuttavia buona parte dell'impatto all'album. Un veleno del genere
lo avrei voluto sparato nei padiglioni auricolari tutto in una botta.
D'altra parte è veramente il pelo nell'uovo di un lavoro stupefacente
ed assolutamente "avantgarde". Che fate, siete ancora qui a leggere? Non
sarete mica usciti di testa! …It's only rock'n'roll, but I grind it! (zeromagazine.it)
Io questi ragazzi li stimo tantissimo. Su di loro sapevo che suonavano
grind con parti elettroniche. Locust? Non solo. In realtà le loro canzoni
sono molto meno grind e più variegate, con parti più massicce e altre
più veloci. E questo, diciamocelo, è un bene. L'elettronica a mio avviso
è invece l'unica cosa che davvero potrebbe fare la differenza se crescesse
un po'. Voglio dire, da un gruppo geniale come loro il sax free nell'ultima
canzone mi sembra normale, mentre invece secondo me potrebbero osare molto
di più con l'elettronica. Fin qua, sembra stia tessendo le lodi di quei
gruppi ipertecnici incasinati che in realtà non mi piacciono neanche più
di tanto (eccetto i Red Chord). Ed allora dove sta la differenza? La copertina
del cd recita: "Inferno: sci-fi grind'n'roll". E quel "roll" su di un
ignorante come me, è una cosa che attira. Sempre sulla copertina poi,
è in bella evidenza una sagoma di Topolino dentro un teschio. La mia curiosità
si era infiammata… Ed eccoci al punto clou. I testi. I Ramones, i Queers,
i Groovie Ghoulies potrebbero scrivere cose del genere. Non un gruppo
così. Invece loro l'hanno fatto….e canzoni come Me vs. the incredibile
Hulk, o (Kinky party with) the monster sono lì a dimostrarlo. Grind con
testi punk rock, grafica fichissima, un cd dipinto a mano. La parola bonanza
riferita al chitarrista. Io questi ragazzi li stimo tantissimo (movimenta.com)
Degli Inferno ne avevo sentito parlare spesso e sempre in toni entusiastici,
dopo aver ascoltato questo loro cd di debutto confermo che la fama che
li precede è strameritata. Il quintetto capitolino (alla chitarra V Fisik,
già nei concittadini Phisique Du Role) sforna 16 pezzi d'indubbia qualità
e potenza per "30 Minutes of Revolutionary Soundscapes Including The Songs"
(cioè 8 canzoni vere e proprie + 8 intermezzi, se così vogliamo definirli).
Cito dalle infos: "gli Inferno propongono un immaginario fra Horror e
Cartoon, fra Romero e Topolino, un incubo tragico fatto di morte e aperitivi,"
un ossimoro che si ripercuote nei testi (da leggere davanti allo specchio)
e nelle musiche di tutto l'album. Genere? Ma "sci-gi grind'n'roll" risponderebbero
loro, un sound "figlio degenere di grind, post-hc, rock'n'roll e sperimentazione
elettronica." Forse per l'uso dei synth e dell'elettronica è facile accostare
l'Inferno-sound a quello di gruppi come Locust o, più marcatamente, Death
Of Anna Karina (somiglianza anche d'ugole) ma qui il mood è più spaziale
e ironico, almeno per quanto riguarda gli intros, mentre nei brani "veri
e propri" non si scherza affatto: bordate di ultra-metallo-core supportate
da un cantato urlato (ovviamente infernale), inagilite e "dolcificate"
dagli inserti elettronici di Reeks. Come un guerriero Uruk-Hai che vi
si lancia addosso su dei rollerblade (ok, ok, cambio pusher). Apriranno
la strada per un nuovo sottogenere hardcore? Lo scopriremo solo ascoltando.
Per ora direi un debutto piuttosto notevole, sarei proprio curioso di
vederli sul palco. Non me la sento di segnalare alcuna traccia in particolare
perché il livello (alto, ripeto) è omogeneo. Per finire le note tecniche.
Producono 4 tra le migliori realtà underground della nazione: Donnabavosa
(non solo fumetti da una costola dei Laghetto), Bar La Muerte (Bruno e
Stefania degli OvO), Shove ed Escape From Today. La confezione stupenda
("digipack cartonato patinato con visionario prisma rosso, fatto rigorosamente
a mano d.i.y. in 1000 copie. Un oggetto di pregio", siete avvisati) non
fa altro che rendere ancora più alto il desiderio di entrare in possesso
di tale oggetto. Perfetta idea regalo per questo Santo Natale (kathodik.it)
ccodìo!! ..il debutto degli Inferno è una sconvolgente esperienza musicale
tra sperimentazione, violenza e sconfinata ilarità! ..già il moniker del
gruppo non poteva non appartenere a dei terribili geniacci (cazzo! nessuno
mai aveva usato 'sto nome!?).. bhè, gli Inferno, tanto per cominciare
non sono un gruppo Black Metal.. la loro musica non ha nulla a che fare
con lo zolfo, le fiamme e mostruosi demoni e a quanto pare il loro legame
con il mondo dei cartoni animati è davvero notevole!!! Nel foglietto che
accompagna il cd vi è scritto " For fans of: The Locust, Dillinger Escape
Plan, Fantomas" ..bhè, 3 band che come minimo comune denominatore hanno
la pazzia compositiva, cosa che hanno anche i romani Inferno, ma sicuramente
sono molto più vicini ai Locust come personalità.. Questo cd è composto
da 16 tracce, solo che solo metà di queste hanno un titolo e solo quelle
col titolo sono cantate.. le rimanenti 8 sono o degli intermezzi curiosi
o dei passaggi strumentali o intro o outro.. Sempre attingendo dal foglietto
illustrativo del disco leggo che gli Inferno dal 2002 producono una mistura
di rock'n'roll, avant-grind e new-school HC, con influenze che vanno dall'electro,
al prog, al noise.. devo dire che sto foglietto illustrativo non si sbaglia
per niente.. questi pazzi fanno questo!! Grind Bastardo o Neo-Rock'n'Roll
uscito dai laboratori di qualche scienziato pazzo che ha dopato la classica
formula del rock'n'roll con altri generi meticci con diramazioni tendenti
all'assurdo.. creando così un *grind mutante*!!! Decisamente pazzi 'sti
ragazzi e decisamente ingegnosi!! sperimentatori? cazzoni? innovatori?
violentatori delle trombe di eustachio? boh!? questo non lo so.. ma di
una cosa sono sicuro.. quello che fanno, lo fanno bene!!! ahahaha!! (stillborn
webzine) Se i Nativst non sono bastati a farvi ricredere sul fatto che
sotto casa vostra ci sia chi fa musica estrema con testa e con gusto,
direi che Inferno è un altro nome da inserire in agenda. Un disco singolare
a partire dal mix di etichette che lo partorisce: Bar La Muerte che combutta
con alcune delle label di "punk strano" e di "hard core" intelligente
più conosciute di casa nostra come Shove e Donna Bavosa ed un assoluto
esordiente Escape From Today. Autodefinitisi "sci-fi grind'n'roll", gli
Inferno tengono fede al nome che portano: elettronica fracassona, suoni
da videogioco, beat rock'n'roll, tastiere fra disco e garage anni '70
e attacchi epilettici grind. Ogni tanto vengo in mente i Locust ma non
si tratta di una copiatura pedissequa, più che altro viene naturale accostarli
per lo humor tetro e per l'eccentricità con cui riescono a mischiare le
diverse influenze senza per questo risultare pacchiani, a tratti invece
sembra di ascoltare dei Fear Factory in delirio da Gsl ed appena usciti
da una discoteca . Voce urlata a tappeto, rifiniture cesellate con perizia
ed anche in questo caso un senso dell'ironia non comune. I campionamenti,
le tracce composte ad hoc per intramezzare il disco e la grafica danno
ancora più corpo al "concept" del disco. Visti di recente dal vivo non
deludono assolutamente le aspettative: "tres bien" (post-itrock.com)
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